“Io non voto” è una di quelle frasi che, con un certo grado di colpevolezza da attribuire ai social network, stanno rasentando una pericolosa diffusione e in me provocano sempre la stessa reazione.
Ovvero una nausea insopportabile e conseguente diminuzione di stima verso i soggetti convinti di tale pensiero.
Inizialmente era una proposizione che, presa così, quasi mi inteneriva, un po’ come quando l’amico X, dopo essere stato fidanzato per svariati anni, torna single e promette di non richiudersi più in una “gabbia” del genere. Tu lo guardi e magari, con affetto, gli sorridi pure: non ci credi neanche un po’e, in contrasto con la durezza delle sue parole, neanche lui.
Con il passare del tempo, da una parte “io non voto” è diventato quasi un motto per qualcuno, uno scudo per giustificare la propria ignoranza politica (e storica), un jolly da usare per sentirsi un po’ più fighi. Dall’altra, però, si impiega come un credo per sottolineare la propria insofferenza per i personaggi politici italiani. Niente di più sbagliato.
Perché non accetto il non votare, quindi?
Lo potrei riassumere in almeno 3 punti:
1) Votare è un dovere, anzi, più precisamente, è un “dovere civico” (Costituzione italiana – art 48): quindi, quando accusate il politico Tizio di non rispettare la sacra Costituzione, chiedetevi se voi siete apposto con la coscienza.
2) Non votando, si perde automaticamente il diritto di lamentarsi di essere disoccupati, sfruttati, vittime di ingiustizie e simili. Se partecipo come cittadino alle elezioni e colui che ha ricevuto il maggior numero di voti è, per esempio, un mafioso che ruba i soldi pubblici (quindi anche i miei), ho il sacrosanto diritto di incazzarmi, di manifestare la mia rabbia, di confrontarmi con altri cittadini e di dire al politico in questione che è delinquente, anche se io non l’ho votato. Ma se non muovo il culo da casa quando invece dovrei essere dentro la cabina elettorale, dovrei avere almeno il buon gusto di stare zitto e subire passivamente, visto che in modo altrettanto passivo ho deciso di non decidere.
3) E last but not least, non votare è una gravissima offesa alla storia italiana. Se avete la fortuna di avere dei nonni che tra il 1939 e il 1945 avevano almeno 14-15 anni, fatevi raccontare l’incubo di vivere senza poter scegliere a chi prestare la propria voce. Se non li avete, rispolverate i libri di storia.
Detto questo, io sono tra i tanti insoddisfatti della classe politica italiana: non ricordo più l’ultima volta che sono andato a votare realmente convinto e deciso. Però ho sempre garantito il mio voto durante le elezioni e i referendum, perché sento una responsabilità troppo grande e un’urgente necessità di “dire la mia”.
Informandomi, facendomi un’idea e, soprattutto, non dimenticando il passato.





