mercoledì 16 gennaio 2013

“Io non voto”: una bestemmia che non accetto.


“Io non voto” è una di quelle frasi che, con un certo grado di colpevolezza da attribuire ai social network, stanno rasentando una pericolosa diffusione e in me provocano sempre la stessa reazione.

Ovvero una nausea insopportabile e conseguente diminuzione di stima verso i soggetti convinti di tale pensiero.

Inizialmente era una proposizione che, presa così, quasi mi inteneriva, un po’ come quando l’amico X, dopo essere stato fidanzato per svariati anni, torna single e promette di non richiudersi più in una “gabbia” del genere. Tu lo guardi e magari, con affetto, gli sorridi pure: non ci credi neanche un po’e, in contrasto con la durezza delle sue parole, neanche lui.

Con il passare del tempo, da una parte “io non voto” è diventato quasi un motto per qualcuno, uno scudo per giustificare la propria ignoranza politica (e storica), un jolly da usare per sentirsi un po’ più fighi. Dall’altra, però, si impiega come un credo per sottolineare la propria insofferenza per i personaggi politici italiani. Niente di più sbagliato.

Perché non accetto il non votare, quindi?
Lo potrei riassumere in almeno 3 punti:

1) Votare è un dovere, anzi, più precisamente, è un “dovere civico” (Costituzione italiana – art 48): quindi, quando accusate il politico Tizio di non rispettare la sacra Costituzione, chiedetevi se voi siete apposto con la coscienza.

2) Non votando, si perde automaticamente il diritto di lamentarsi di essere disoccupati, sfruttati, vittime di ingiustizie e simili. Se partecipo come cittadino alle elezioni e colui che ha ricevuto il maggior numero di voti è, per esempio, un mafioso che ruba i soldi pubblici (quindi anche i miei), ho il sacrosanto diritto di incazzarmi, di manifestare la mia rabbia, di confrontarmi con altri cittadini e di dire al politico in questione che è delinquente, anche se io non l’ho votato. Ma se non muovo il culo da casa quando invece dovrei essere dentro la cabina elettorale, dovrei avere almeno il buon gusto di stare zitto e subire passivamente, visto che in modo altrettanto passivo ho deciso di non decidere.

3) E last but not least, non votare è una gravissima offesa alla storia italiana. Se avete la fortuna di avere dei nonni che tra il 1939 e il 1945 avevano almeno 14-15 anni, fatevi raccontare l’incubo di vivere senza poter scegliere a chi prestare la propria voce. Se non li avete, rispolverate i libri di storia.

Detto questo, io sono tra i tanti insoddisfatti della classe politica italiana: non ricordo più l’ultima volta che sono andato a votare realmente convinto e deciso. Però ho sempre garantito il mio voto durante le elezioni e i referendum, perché sento una responsabilità troppo grande e un’urgente necessità di “dire la mia”.
Informandomi, facendomi un’idea e, soprattutto, non dimenticando il passato.

giovedì 10 gennaio 2013

Berlusconi a "Servizio pubblico": due parole sulla storia di un kamikaze!


Qualche minuto fa, è terminata una attesissima puntata di "Servizio Pubblico".


Il perché di tanta curiosità lo sapete tutti: Silvio Berlusconi ospite di Michele Santoro.

La notizia, presa così com’è, ha un buon grado di interesse, ma non giustificherebbe il clamore di questo evento, visto che di questi tempi B. appare un giorno sì e l’altro pure in qualsiasi trasmissione televisiva. 
A parte le televendite erotiche delle tv locali, lo si è visto praticamente dappertutto. 

Ciò che invece rende la sua partecipazione alla trasmissione di LA7 un grande evento è il fatto che per la prima volta, a distanza di anni, B. si fa intervistare:

(1) da persone (Santoro, Travaglio, ma non solo) che non fanno parte della sua “famiglia mediatica”. Anzi…
(2) da giornalisti che sanno fare il proprio mestiere e non accettano lezioni di stile e di vita da chicchesia.
(3) senza conoscere la tipologia di domande a cui sarebbe stato sottoposto.

Riassumo a voti la serata (le foto che ho postato sono prese dal sito dell'Ansa e sono fotogrammi della puntata stessa).

Santoro: voto 10.

Eccezionale dall'inizio alla fine. 

Non si lascia intimidire neanche un secondo dalla statura politica di Berlusconi (evito battute sulla statura: sarei banale).

Interrompe quando sente minchiate, risponde a tono alle tristi ironie di B., si incazza come una iena e non dà la mano quando lo stesso Berlusconi legge una lettera accusatoria destinata a Travaglio. 

Ci regala un momento di televisione memorabile e gliene dobbiamo essere debitori a lungo. Grazie.

Travaglio: voto 7 e mezzo


Ci si aspettava tantissimo da lui, come una squadra di calcio che ripone le fiducie nel suo bomber.

Calmo, pacato, sorride quando B. sfiora il delirio, ma è poco aggressivo, incazzato. 

Poteva fare il culo a strisce su argomenti pesanti, ma si è limitato a sbugiardare B. sull’IMU e Monti e sbattendogli in faccia tutte le cattive amicizie fatte nella sua carriera. 

In ogni caso, ci regala due editoriali da standing ovation: il secondo in particolare (che riguardava tutto quello che B. non ha fatto e non ci ha detto) era da lacrimuccia. Impeccabile.

Berlusconi: voto 2


A differenza di Travaglio, nessuno (forse nemmeno sé stesso) ha riposto la minima speranza di un suo successo in questa apparizione televisiva, dalla quale ancora non ho capito cosa si aspettasse. 
Un kamikaze insomma. 

Arrogante dall’inizio come sempre, conferma che prima di Monti la crisi non esisteva (e ripete la storiella dei ristoranti pieni, degli aerei pieni di prenotazioni, ecc). Viene sbugiardato in continuazione e, di risposta, si limita ad alzare un po’ la voce, senza neanche troppa convinzione. 

Pessimo nel momento della lettera per Travaglio (che, come incautamente ammette, non è stata stilata da lui, ma da imprecisati collaboratori), contenenti le varie cause civili del giornalista, che B. usa come pretesto per additarlo come un “diffamatore di professione”. Riesce a fare ancor peggio quando pulisce con un fazzoletto la sedia dove era seduto precedentemente lo stesso Travaglio, in un'atmosfera di squallore a cui, ahimè, siamo abituati con il suddetto personaggio.

Tutto ciò ad un mese e mezzo dalle elezioni. Ripeto: un kamikaze.


Una precaria presentazione.

Io e i blog personali non abbiamo mai avuto una lunga e felice vita insieme. Per un lungo periodo, li ho anche detestati.
Ogni tanto ne apro qualcuno, ma li ho chiusi tutti quasi immediatamente, perchè non avevo voglia e tempo di portarli avanti.


Ora sono qui, perché spesso ho voglia di dire un paio di parole su temi come la politica, l’attualità, la cronaca, la musica e altro. Per questo mio scopo uno spazietto al di fuori di Facebook mi fa comodo... ed eccolo qua!

Saranno pensieri prettamente personali e scritti senza una periodicità fissa

Per il resto, vi scrivo qui le uniche note biografiche che possano essere degne d’interesse per voi.

Mi chiamo Pierpaolo Scuro, sono laureato dal 2010 in “Scienze della comunicazione” e a breve (si spera) mi specializzerò in “Informazione e sistemi editoriali”. Dal 20 aprile 2011 sono iscritto presso l’Ordine dei giornalisti nella categoria “Pubblicisti”. Oltre al giornalismo, la musica è il grande amore della mia vita: ho iniziato a suonare nel 2001 e non ho mai smesso. Attualmente sono il chitarrista e il cantante dei Tuesday’s bad weather. 

Non c’è altro. Inizio questo viaggio. 
Buone letture future! 
Pierpaolo